IL RUMORE DEI PASSI
stupore e silenzio
Ravasi è stato intervistato alcuni anni fa insieme al regista Olmi sul tema del silenzio, ecco un piccolo stralcio dell’intervista: “Riflettere su se stessi, come invita a fare sant'Agostino nel suo famoso appello, è l'esercizio più esaltante e più difficile in assoluto. Nella propria coscienza si rintracciano infinite ricchezze e terribili miserie, che sono poi la grandezza dell'uomo. Scoprire l'Io, tutto sommato, è una straordinaria avventura. Non per nulla si è prodotta la psicologia. E adesso si deve ricorrere alle sue modeste risorse perché si è persa la grandezza della religione, del pensiero filosofico” .
In silenzio si sprofonda in se stessi e il silenzio è fortemente contiguo allo stupore.
Come scrive Petrosino, che allo stupore ha dedicato un acuto saggio, "Ciò che si manifesta nello stupore non solo appare, ma apparendo sorprende: vi è qui una luminosità che coglie di sorpresa e colpisce, come se all'improvviso, in seno alla manifestazione, si aprisse una breccia e ciò che appare si animasse venendo inaspettatamente incontro al soggetto" .
È il trionfo dell'epifania dell'altro da sé, lo stupore illumina il termine verso cui si muove la relazione. Non solo, svela l'alterità nella dimensione interattiva, di oggetto in relazione, che non si limita ad essere mero punto finale di un'intenzione, ma esso stesso soggetto in relazione. Risiede qui la forza prorompente dello stupore.
Sempre Petrosino poi, illustra il nesso tra stupore, azione e scelta etica: “Il qualcosa/qualcuno risplende solo quando emerge l’unicità del suo modo di essere, quella stessa che invece la quotidianità tende sempre ad oscurare e misconoscere (…) Nella quotidianità ci si occupa ininterrottamente del qualcosa/qualcuno, si ha costantemente a che fare con esso, ma sempre all’interno di una sorta di indifferente cecità nei confronti del suo splendore, non avendo mai tempo per l’unicità di questo risplendere e per il risplendere di questa unicità. L’esperienza dello stupore rappresenta di conseguenza una rottura della quotidianità, senza essere per questo una fuga dalla realtà” .
Concludendo così sempre con le sue parole: “Avere uno sguardo limpido, libero da schemi e pregiudizi: ecco il sogno e la speranza dell’uomo, di ogni uomo. In tal senso non c’è differenza tra l’uomo di oggi e l’uomo di ieri. Tuttavia credo che la paura che domina e stravolge la vita umana non riesca ad avvilire del tutto questa vita che può sempre, oggi come allora, e pur tra mille difficoltà, rispondere secondo la misura e la dignità che le sono proprie. Come già dicevo, non si tratta tanto di ricercare qualcosa di eccezionale, uno stato di purezza che di fatto continuamente sfugge, quanto piuttosto di dare fiducia a quei momenti nei quali, per tutti, diventa evidente e si manifesta una possibilità diversa di esistere. A ben guardare questa possibilità diversa di esistere è ciò che caratterizza quella che può essere definita “vita umana”: tutto ciò che esiste esiste, ma solo l’uomo vive, cioè esiste o dovrebbe esistere secondo un certo modo o secondo una certa misura. E’ questa diversa misura che Cristo ha introdotto nel mondo rendendola così esperibile fin da ora e qui; ancora una volta, misura eccezionale, ma non dell’eccezionale” .
La preghiera che abbiamo recitato insieme domenica 14 ottobre:
HO UDITO IL TUO PASSO… MI SONO ACCORTO DI ESSERE NUDO (GEN 3, 8-9)
La coscienza parla alle persone e, se sono nell’errore, le fa sentire nude alla presenza di Dio.
«Come è possibile riportare le persone a scoprire la coscienza, il mistero, il silenzio di Dio, la sua vicinanza, l'ascesi, l'esercizio che rende l'uomo creativo? Tutte queste cose, se non hai il silenzio, come fai a suggerirle all'uomo di oggi: banale, superficiale, ridotto casomai alla frenesia della musica, che è soltanto ritmo, oppure al chiasso della società?». (Ravasi)
8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. 9 Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei? ”. 10 Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.
VOCE DI SILENZIO SOTTILE (1Re 19, 11-13)
«Il profeta Elia va sul monte Sinai per ritrovare le radici della sua vocazione e vuole scoprire Dio con l'imperio, abituale, della teofania: i tuoni, il terremoto che sommuove la terra, le folgori che scorticano gli alberi... Invece lo scopre nelle frase: 'E alla fine ci fu il mormorio di un vento leggero'. In ebraico abbiamo soltanto tre parole: 'voce, silenzio, sottile'. Dio è una voce di silenzio sottile» . (Ravasi)
Ecco il signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12 Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. 13 Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
IL SILENZIO DI DIO (Mc 15, 33-38)
«Bisogna riconoscerlo. Quando sei davanti a certe vergogne dell'umanità chiedi: 'Perché non interviene?'. A questa domanda c'è, immediatamente dopo, una risposta: è un atto di grande rispetto di Dio per la libertà dell'uomo. Dio è presente perché, bene o male, tiene in vita l'uomo; bene o male, gli si presenta col rimorso. Ma non è come il dittatore o il tiranno che ti blocca la mano quando non si muove secondo il suo disegno. Egli rispetta la libertà della sua creatura». (Ravasi)
33 Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. 34 Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni? , che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? 35 Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: “Ecco, chiama Elia! ”. 36 Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: “Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce”. 37 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
38 Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.
A TE GRIDO, SIGNORE; NON RESTARE IN SILENZIO
A te grido, Signore;
non restare in silenzio, mio Dio,
perché, se tu non mi parli,
io sono come chi scende nella fossa.
2 Ascolta la voce della mia supplica,
quando ti grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio.
3 Non travolgermi con gli empi,
con quelli che operano il male.
Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo. Amen.
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Ecco la versione integrale della novella di Moupassant (Plenilunio), commentata domenica dal prof. Petrosino, clicca qui!
Che cos'è "Traiettorie di sguardi"?
Il problema di “educare” questa generazione (20/30enni) è molto recente: un ragazzo di vent’anni fino a quindici anni fa si inseriva stabilmente nel mondo del lavoro e, dopo poco, si sarebbe staccato dalla famiglia d’origine per crearsene una propria. I tempi sono cambiati: oggi ci si iscrive più spesso all’università e la si termina più tardi; il posto e il luogo fisso di lavoro per tutta la vita sono una chimera; le possibilità di scelta si moltiplicano come pure le incertezze.
• Un tempo si pensava che diciotto anni fosse l’età delle scelte definitive: un posto sicuro, la famiglia, la scelta di fede: oggi va tutto ripensato e proprio quest’ultima richiede modalità e tempi di accompagnamento più lunghi.
• La catechesi una volta alla settimana (dove viene fatta) non risponde più alle aspettative dei giovani: si avverte la necessità di tempi più lunghi per riflettere e interiorizzare percorsi significativi.
• Anche i linguaggi fino ad oggi utilizzati sono troppo distanti da quelli con cui tutti i giorni i giovani comunicano, conoscono, lavorano, vivono: c’è necessità di linguaggi interattivi, che recuperino diverse dimensioni: quella spirituale, quella culturale e la dimensione del servizio.
Il percorso proposto si rivolge in particolare a giovani (fra i 20 e i 30 anni) ed ha lo scopo di indagare, attraverso vari linguaggi espressivi, le più significative aspettative di realizzazione del giovane d’oggi.
• Un tempo si pensava che diciotto anni fosse l’età delle scelte definitive: un posto sicuro, la famiglia, la scelta di fede: oggi va tutto ripensato e proprio quest’ultima richiede modalità e tempi di accompagnamento più lunghi.
• La catechesi una volta alla settimana (dove viene fatta) non risponde più alle aspettative dei giovani: si avverte la necessità di tempi più lunghi per riflettere e interiorizzare percorsi significativi.
• Anche i linguaggi fino ad oggi utilizzati sono troppo distanti da quelli con cui tutti i giorni i giovani comunicano, conoscono, lavorano, vivono: c’è necessità di linguaggi interattivi, che recuperino diverse dimensioni: quella spirituale, quella culturale e la dimensione del servizio.
Il percorso proposto si rivolge in particolare a giovani (fra i 20 e i 30 anni) ed ha lo scopo di indagare, attraverso vari linguaggi espressivi, le più significative aspettative di realizzazione del giovane d’oggi.
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1 commento:
Devo ammettere che l'incontro di Petrosino è stato davvero entusiasmante! Speriamo sia di buon auspicio..
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